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La "Messa del Burdel", antico patto tra Chiesa e Comune Stampa E-mail
Mercoledì 04 Maggio 2016 11:59

Il momento più importante e solenne delle celebrazioni delle feste patronali è senza ombra di dubbio la "Messa del Bordel" svoltasi ieri, martedì 3 Maggio: prima del "Gloria in excelsis deo" entra, a tamburi tuonanti e bandiere spiegate, il sontuoso corteo, formato dalle autorità civili e dai vessilli e Rettori dei 21 confratelli, che portano il Palio da offrire al Patrono. E’ il sindaco, al momento dell’offertorio, a consegnare il Palio nelle mani del sacerdote celebrante, a suggellare per i più prosaici una sorta di tregua tra il potere civile e quello ecclesiastico.

L'offerta del Palio fu istituita verso il 1369 da Giovanni II Paleologo allora signore di Asti, a scopo devozionale, con l'impegno di renderla perpetua e vincolante per tutti i suoi successori; tale rito doveva svolgersi nel giorno di San Secondo, ed il suo costo era totalmente a carico della Signoria così come tutte le altre spese sostenute per la Festa titolare e per la Corsa.

Il palio per l'Offerta veniva dato al Comune, che si occupava poi di consegnarlo materialmente e solennemente alla chiesa del Santo. Il Comune fu sempre molto attento a pretendere il rispetto di questa usanza da parte di tutti i successori del Paleologo, fino a quando il governo napoleonico, ad inizio Ottocento, lo obbligò a sostenere esso stesso la spesa. Alla fine della cerimonia, una rappresentanza delle autorità civili ed ecclesiastiche con il rappresentante più giovane dell'ordine degli Avvocati, scende nella cripta del Santo per la consueta offerta degli olii per la lampada votiva perpetua, che splende nella cripta dove sono conservate le reliquie del Santo in una cassa d'argento sigillata.

 

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