La prima notizia certa della corsa risale al
1275 a.d. anno in cui Guglielmo Ventura, cronista locale dell'epoca,
riporta la notizia che gli astigiani avrebbero corso il palio sotto le
mura della nemica città di Alba, il 10 Agosto 1275.
Così come si è soliti fare ad Asti nella
festa di San Secondo. Nel 1688, l'astigiano Venanzio Malfatto nel volume "Il Palio di Asti" ci
lascia una documentazione completa delle normeche regolano la complessa
manifestazione. A quell'anno risale infatti un documento costituito da
dodici articoli
antenato dei complessi e talora discussi regolamenti
attuali:
DRAPPO DEL PALIO al 1°
Classificato
Il Palio o Sendallo, drappo di velluto con
l'effige del Santo Patrono ogni anno opera di un Maestro dell'arte
contemporanea, che per tradizione deve essere lungo 16 rasi
astigiani. Il raso è un'antica misura piemontese che
corrisponde a circa 60 cm.
Ci sono in realtà due Palii: il primo che va al
vincitore del Palio, il secondo viene donato il giorno dei
festeggiamenti di San Secondo alla Colleggiata di San Secondo. Vengono spesso
disegnati allo stesso modo, cambiando leggermente colori e/o
disegni per distinguerli. Per tradizione, entrambi i Palii, devono
raffigurare l'effige del Santo Patrono San
Secondo, e riportare il motto della Città di
Asti: ASTE NINET MUNDO
SANCTO CUSTODE SECUNDO
MONETE D'ARGENTO al 2°
Classificato
Il secondo premio, dal 1929, è una «Borsa
con monete d'oro». Nel Palio antico però la
Borsa era tutt'altra cosa. Si trattava infatti
di uno scampolo dello stesso velluto impiegato
nella confezione del Palio, arricchito da frange
e galloni. Le sue dimensioni erano piuttosto variabili, ma
non erano mai superiori ai 70 cm. Veniva appeso
allo stendardo del Palio per tutto lo svolgersi
della manifestazione. Simbolicamente, rappresentava un beffardo
«assaggio» del primo premio che il secondo
arrivato non aveva saputo conseguire. A partire
dal XVI secolo, la Borsa divenne il secondo
premio e, alla ripresa del Palio negli anni
trenta, l'interpretazione del premio mutò,
trasformando la Borsa in «Borsa di monete d'argento».
Gli
SPERONI al 3° Classificato
Il terzo premio è un paio di «speroni»,
fanno la loro comparsa solo agli inizi del XVII
secolo come premio per il terzo classificato. Erano di ferro, argentati o più spesso dorati. Gli speroni furono introdotti come terzo premio,
come un invito ad utilizzarli in futuro per
conseguire risultati migliori.
Il
GALLO VIVO al 4° Classificato
Il quarto premio è un «gallo vivo»; nei
verbali del Quattrocento della corsa si cita il
gallo come premio al secondo cavallo più veloce.
Agli inizi del Seicento, il premio slittò al
quarto posto, ed è rimasto tale anche
nell'edizione moderna. Il Gallo, dalle origini
ad oggi, è sempre stato assegnato vivo,
contenuto e trasportato in una cesta.
Era ed è un premio dalle forti valenze
simboliche: rappresenta infatti la libertà comunale, la
vittoria del bene sul male, l'ardimento e la riscossa dell'anima sul
peccato.
La COCCARDA al 5°
Classificato
Il quinto premio è
una «coccarda» con i colori della città: bianco e rosso. Si tratta di una tradizione
ormai istituzionalizzata, ma molto recente,
affermatasi con l'esigenza di aumentare il
numero dei premi a seguito dell'ampliarsi del
numero dei cavalli schierati al canapo per disputare la
Corsa finale.
L'INCHIODA
CON L'INSALATA all'ultimo Classificato
All'ultimo arrivato spetta «l'inchioda» o
acciuga salata. È uno dei premi più
caratteristici e sentiti del Palio di Asti.
Deriva dal dialetto astigiano trecentesco anzoa,
ed in seguito anchoa. Destinata all'ultimo
classificato, è data in premio in segno di
scherno e di disonore per lo sconfitto.
L'inchioda si accompagnava, e si accompagna come
premio all'insalata.
Le cronache ricordano che nel 1861 la corsa si
svolse in "tondo" sulla nuova piazza del mercato
(oggi Campo del Palio).
Prima i fantini si davano battaglia alla "lunga" dal "pilone"
fuori
porta San Pietro sulla via Maestra
(l'attuale corso Alfieri), sino
all'altezza di Palazzo Ottolenghi.
Ci sono poi altre date molto significative per la storia del Palio di
Asti:
- Il 1929 quando dopo decenni di alterne
vicende, la manifistazione
riprende
"secondo le antiche tradizioni".
Il 1967, anno della rinascita dopo
un'interruzione di tre decenni.
- Il 1988 che segna lo spostamento della sede della corsa da Campo del
Palio (un tempo piazza Emanuele Filiberto) in piazza Alfieri dove si
svolge tutt'ora.
Sette secoli di vicende, anche turbolente, durante i quali il Palio ha
consentito di leggere, come in un grande libro "vivente", storia e
costume della città.
Non è facile costruire una
pista per cavalli in pieno centro, in una bella piazza trapezoidale
che porta il nome
del più noto degli astigiani. Ma per Asti, per il Palio, si fa anche
questo e Piazza Alfieri si trasforma: un gruppo di esperti,
coordinati da un geologo, verifica l'esatta miscela di sabbie
astigiane del pliocene superiore, così che l'impasto non
sia troppo cedevole o, al contrario, troppo consistente. La pista
infatti dovrà "tenere" sia in caso di pioggia imprevista,
sia in caso di tempo asciutto perchè i cavalli, in curva come in
rettilineo, possano esprimere il massimo.
Gli astigiani tengono molto ai cavalli, tanto che una commissione di
docenti universitari, esperti nelle varie branche
della veterinaria, visita accuratamente gli animali prima della
corsa, verificandone con estrema attenzione le
condizioni fisiche: in fondo sono atleti e come tali dovranno
affrontare al
massimo della forma una competizione davvero non facile.
La pista è lunga quattrocentocinquanta metri e servono circa 800
metri cubi di sabbie astigiane.