Palio di Asti dipinto antico

La prima notizia certa della corsa risale al 1275 a.d. anno in cui Guglielmo Ventura, cronista locale dell'epoca, riporta la notizia che gli astigiani avrebbero corso il palio sotto le mura della nemica città di Alba, il 10 Agosto 1275.

Così come si è soliti fare ad Asti nella festa di San Secondo.
Nel 1688, l'astigiano Venanzio Malfatto nel volume "Il Palio di Asti" ci lascia una documentazione completa delle normeche regolano la complessa manifestazione. A quell'anno risale infatti un documento costituito da dodici articoli antenato dei complessi e talora discussi regolamenti attuali:
 


Palio di Asti 2012 LAGROSA DIEGODRAPPO DEL PALIO al 1° Classificato

Il Palio o Sendallo, drappo di velluto con l'effige del Santo Patrono ogni anno opera di un Maestro dell'arte contemporanea, che per tradizione deve essere lungo 16 rasi astigiani.
Il raso è un'antica misura piemontese che corrisponde a circa 60 cm.

Ci sono in realtà due Palii: il primo che va al vincitore del Palio, il secondo viene donato il giorno dei festeggiamenti di San Secondo
alla Colleggiata di San Secondo. Vengono spesso disegnati allo stesso modo, cambiando leggermente colori e/o disegni per distinguerli.
Per tradizione, entrambi i Palii, devono raffigurare l'effige del Santo Patrono San Secondo, e riportare il motto della Città di Asti:

ASTE NINET MUNDO
SANCTO CUSTODE SECUNDO




Palio di Asti monete d'oroMONETE D'ARGENTO al 2° Classificato

Il secondo premio, dal 1929, è una «Borsa con monete d'oro». Nel Palio antico però la Borsa era tutt'altra cosa. Si trattava infatti di uno scampolo dello stesso velluto impiegato nella confezione del Palio, arricchito da frange e galloni.
Le sue dimensioni erano piuttosto variabili, ma non erano mai superiori ai 70 cm. Veniva appeso allo stendardo del Palio per tutto lo svolgersi della manifestazione.
Simbolicamente, rappresentava un beffardo «assaggio» del primo premio che il secondo arrivato non aveva saputo conseguire. A partire dal XVI secolo, la Borsa divenne il secondo premio e, alla ripresa del Palio negli anni trenta, l'interpretazione del premio mutò, trasformando
la Borsa in «Borsa di monete d'argento».



Palio di Asti speroni
Gli SPERONI al 3° Classificato

Il terzo premio è un paio di «speroni», fanno la loro comparsa solo agli inizi del XVII secolo come premio per il terzo classificato.
Erano di ferro, argentati o più spesso dorati.
Gli speroni furono introdotti come terzo premio, come un invito ad utilizzarli in futuro per conseguire risultati migliori.




Palio di Asti gallo vivo
Il GALLO VIVO al 4° Classificato

Il quarto premio è un «gallo vivo»; nei verbali del Quattrocento della corsa si cita il gallo come premio al secondo cavallo più veloce.

Agli inizi del Seicento, il premio slittò al quarto posto, ed è rimasto tale anche nell'edizione moderna. Il Gallo, dalle origini ad oggi, è sempre stato assegnato vivo, contenuto e trasportato in una cesta.

Era ed è un premio dalle forti valenze simboliche:
rappresenta infatti la libertà comunale, la vittoria del bene sul male,
l'ardimento e la riscossa dell'anima sul peccato.



Palio di Asti coccardaLa COCCARDA al 5° Classificato

Il quinto premio è una «coccarda» con i colori della città:
bianco e rosso. Si tratta di una tradizione ormai istituzionalizzata, ma molto recente, affermatasi con l'esigenza di aumentare il numero dei premi a seguito dell'ampliarsi del numero dei
cavalli schierati al canapo per disputare la Corsa finale.




Palio di Asti inchiodaL'INCHIODA CON L'INSALATA all'ultimo Classificato

All'ultimo arrivato spetta «l'inchioda» o acciuga salata. È uno dei premi più caratteristici e sentiti del Palio di Asti. Deriva dal dialetto astigiano trecentesco anzoa, ed in seguito anchoa. Destinata all'ultimo classificato, è data in premio in segno di scherno e di disonore per lo sconfitto. L'inchioda si accompagnava, e si accompagna come premio all'insalata.

 

Palio di Asti Pilone
 

Le cronache ricordano che nel 1861 la corsa si svolse in "tondo" sulla nuova piazza del mercato (oggi Campo del Palio). Prima i fantini si davano battaglia alla "lunga" dal "pilone" fuori porta San Pietro sulla via Maestra (l'attuale corso Alfieri), sino all'altezza di Palazzo Ottolenghi.
 



Ci sono poi altre date molto significative per la storia del Palio di Asti:
 - Il 1929 quando dopo decenni di alterne vicende, la manifistazione riprende
"secondo le antiche tradizioni". Il 1967, anno della rinascita dopo un'interruzione di tre decenni.
 - Il 1988 che segna lo spostamento della sede della corsa da Campo del Palio
(un tempo piazza Emanuele Filiberto) in piazza Alfieri dove si svolge tutt'ora.
 Sette secoli di vicende, anche turbolente, durante i quali il Palio ha consentito di leggere,
come in un grande libro "vivente", storia e costume della città.

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LA PISTA DELLA CORSA

Palio di Asti 2003

Non è facile costruire una pista per cavalli in pieno centro, in una bella piazza trapezoidale che porta il nome del più noto degli astigiani. Ma per Asti, per il Palio, si fa anche questo e Piazza Alfieri si trasforma: un gruppo di esperti, coordinati da un geologo, verifica l'esatta miscela di sabbie astigiane del pliocene superiore, così che l'impasto non sia troppo cedevole o, al contrario, troppo consistente. La pista infatti dovrà "tenere" sia in caso di pioggia imprevista, sia in caso di tempo asciutto perchè i cavalli, in curva come in rettilineo, possano esprimere il massimo.
Gli astigiani tengono molto ai cavalli, tanto che una commissione di docenti universitari, esperti nelle varie branche della veterinaria, visita accuratamente gli animali prima della corsa, verificandone con estrema attenzione le condizioni fisiche: in fondo sono atleti e come tali dovranno affrontare al
massimo della forma una competizione davvero non facile.

La pista è lunga quattrocentocinquanta metri e servono circa 800 metri cubi di sabbie astigiane.






















 
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